Condividiamo la coerenza

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Mahatma Gandhi

 
Possiamo dire che è da circa un secolo che il dibattito sull’emancipazione delle donne è al centro delle politiche sociali, delle trasformazioni culturali del mondo occidentale e non solo. Abbiamo fatto tante scelte, nuove leggi sono state implementate e direi che in questi anni abbiamo acquisito anche tante consapevolezze nuove. 

Tra i cambiamenti notevoli c’è il fatto che molte donne hanno oggi delle cariche importanti, inconcepibili anche solo vent’anni fa. Ci sono anche tante donne e tanti uomini che lottano per la parità nel mondo. 

Rimangono, certo, molte strade ancora da percorrere. Numerose ingiustizie da sconfiggere, come la cruenta violenza sulle donne tutt’oggi presente nonostante i passi fatti.   

Non so voi, ma mi rimane ancora qualcosa che non mi torna. Siamo figlie di generazioni di donne che hanno lottato per la loro libertà…eppure quante volte sento dentro di non essere libera? 

La mia sensazione è che le lotte fino a d’ora sono state esterne, per farsi vedere, sentire. Gridare al mondo il valore delle donne. Fondamentali certo, che hanno sicuramente aperto le porte per fare ulteriori passi. 

Ma, quante volte ho incontrato le mie insicurezze nell’essere donna in questa società? Tantissime… La società moderna ci dà sì la libertà di scegliere il nostro percorso - non siamo più destinate al matrimonio e a fare figli, possiamo divorziare, vivere da sole, anche all’estero -, ma quanto questa libertà è radicata nella mia anima, nel mio corpo? 

Il mio percorso di vita mi ha portato, attraverso una malattia rara dell’apparato femminile, ad andare a guardarmi dentro. Ad ascoltarmi. E così mi sono accorta che, nonostante provenissi da una famiglia moderna che mi ha educato nell’esprimere le mie proprie idee, non mi sentivo del tutto la possibilità di esprimere la donna che viveva dentro di me. 

Come mai?  

Il mio corpo era una prigione, ciò che mi impediva di manifestarmi. Un corpo di cui mi vergognavo per le sue tante imperfezioni, per la malattia, che sentivo lontano dai canoni richiesti dalla società: di bellezza, di fertilità, di sensualità. 

Mi sentivo divisa tra le mie origini familiari e culturali progressiste e un forte, profondo senso di inadeguatezza. Una dualità spesso presente nel nostro mondo moderno che, penso per molte, questa esperienza di confinamento ci sta portando ad osservare dentro di noi quotidianamente. 

Scoprire la mia femminilità è stato, per me, andare ad ascoltare le diverse voci dentro il mio corpo e sanare, una carezza alla volta, le ferite del cuore. È stato fare silenzio, respirare. Smetterla di correre e fermare il tempo per comprendere le mie sfaccettature, il mio corpo e, man mano, imparare ad amarli. 

Esistono oggi tanti strumenti per aiutarci ad andare in profondità. Lavori psicologici, olistici, sciamanici, pratiche yogiche e tanti altri che aiutano a cercare l’unità interiore, tecniche che ognuna può scegliere a seconda delle sue preferenze. 

Questi lavori ci portano alla ricerca di sé, ad incontrare le proprie ferite - percorso fondamentale per conoscersi e sentire nuovamente il nostro cuore - ma poi la parte che ritengo più difficile da attuare è quella successiva, di portare nel mondo questa nostra nuova manifestazione del femminile. Mostrare al mondo i miei valori, le mie emozioni, ciò che è allineato con la mia anima, la mia ciclicità. 

Essere coerente, dentro e fuori, nel rispetto del mio corpo e delle mie emozioni nella quotidianità.

La società moderna occidentale non è affatto organizzata attorno al ritmo ciclico della donna. Anzi, viene molto difficile far convogliare ciò che sentiamo dentro, fisicamente ed emotivamente, con le esigenze che ci vengono richieste fuori, lavoro, famiglia, parenti, partner, figli… 

Personalmente, sto approfittando di questo momento così particolare per ascoltarmi e creare, almeno nella mia testa, il mondo che vorrei dopo questo confinamento forzato, un mondo della condivisione femminile e della coerenza. 

Un mondo dove poter camminare tutte assieme, nel rispetto dei colori di ognuna, allineate con il nostro cuore e il nostro corpo, con la possibilità di manifestarci senza veli dell’anima, poter riscoprire assieme la nostra femminilità sacra, non attraverso concetti esterni o discorsi bellici, ma dentro di noi e manifestandolo assieme nel mondo. 

Incontrarsi e condividere la nostra ciclicità - come si faceva una volta - e osare manifestarla.

Perché, per me, la coerenza è più facile se viene condivisa. Per voi?

Con affetto,

Mary